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Adolfo Battaglia in memoriam

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Quando avevo lasciato l’Italia nel 1962 il Partito Repubblicano che avevo conosciuto assistendo ai congressi o accompagnando mio padre nelle manifestazioni in Romagna o in Umbria o nei Castelli romani, era l’antico partito risorgimentale dominato dalla figura e dalle idee di Mazzini, ripiegato su sé stesso e volto soprattutto alla celebrazione del passato.

Quattro anni dopo, rientrando dagli Stati Uniti, vivendo fra Napoli e Roma, vidi un Partito Repubblicano in via di rapida trasformazione. Mio padre era stato eletto segretario nel 1965 ed una delle componenti più vivaci che aveva preceduto e accompagnato la sua elezione era una associazione politico-culturale, “Il Club della Repubblica”, che era un think tank animatore di idee e di iniziative.

Il Club della Repubblica era il veicolo delle nuove idee della segreteria e nello stesso tempo passava per il Club tutto il nuovo che era o si avvicinava al partito, da Giovanni Ferrara a Roma a Cisco Magagnato e a Neri Pozza fra Verona e Vicenza, da Vittorio Olcese a Milano a Francesco Compagna e Giuseppe Galasso a Napoli. Quell’innesto della cultura azionista nel PRI che fece sì che il partito sia stato dagli anni Sessanta agli anni Novanta, al di là della sua dimensione, uno dei protagonisti della vita politica italiana, trovò nel Club il suo veicolo principale. Non ricordo chi ne fosse il segretario o il presidente, ma sicuramente fra gli animatori principali vi fu Adolfo Battaglia. Questi era allora professionalmente un giornalista: scriveva sul Mondo di Pannunzio e poi su Panorama, ma era dominato dalla passione politica. Alla fine degli anni Sessanta divenne direttore della Voce Repubblicana che nel periodo della sua direzione fu un foglio vivacissimo. Poi, dal 1972, fu deputato del collegio di Verona in quell’elezione che vide per la prima volta il PRI eleggere dei deputati fuori dalle sue roccaforti della Romagna e della Sicilia. In seguito fu più volte ministro. Battaglia era un uomo colto i cui interventi nei consessi di partito, nelle riunioni della Direzione, nei Consigli e nei Congressi Nazionali, meritavano sempre di essere ascoltati.

Non importa poi se nella diaspora degli anni Novanta ciascuno di noi abbia preso strade diverse. Resta il ricordo di quegli anni lontani e della passione civile che li aveva animati. E Adolfo Battaglia fa parte integrante di essi.

 

Giorgio La Malfa


19 giugno 2026

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