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I dubbi di Gentiloni

Intervistato oggi da Federico Fubini sul Corriere della Sera, il Commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni manda due messaggi molto chiari a proposito della preparazione del Piano italiano di utilizzo del Next Generation Eu. Il linguaggio è ovviamente prudente, ma il senso non lascia adito a dubbi. Il primo è che l’Italia è in ritardo. Il secondo è che sarebbero necessarie delle procedure straordinarie per assicurare l’efficacia del Piano, che tuttavia l’Italia non ha ancora definito.

Ecco le sue precise parole. In risposta alla domanda di Fubini se la pandemia possa frenare i piani di rilancio, Gentiloni risponde così: “In questa fase l’emergenza e la prospettiva si incrociano… Se fronteggiare l’emergenza assorbe tutte le energie, siamo nei guai.”

Se non vi fosse quantomeno il dubbio che in seno al governo italiano la preparazione del piano proceda con difficoltà o sia addirittura ferma, la risposta sarebbe stata diversa e più rassicurante. Del resto la conferma del ritardo viene in risposta a una successiva domanda relativa alla segretezza che circonda questa materia. Dice Gentiloni: “Non c’è un’ora X in cui Enzo Amendola…ci manda una email e quello diventa il piano per l’Italia. Lo scambio sarà costante.” Dunque per ora lo scambio non c’è.

Circa la strumentazione del Piano, la dichiarazione di Gentiloni è altrettanto netta. Alla domanda di Fubini se siano necessarie procedure straordinarie, Gentiloni risponde: “Noi le incoraggiamo…se il varo di questi piani non si accompagna a qualche elemento straordinario di semplificazione dei processi decisionali, il rischio di un assorbimento insufficiente delle risorse è molto grave.” Dunque la Commissione si aspetta delle procedure straordinarie, le ha evidentemente richieste, formalmente o informalmente, all’Italia, ma per ora non ha avuto risposta.

Ieri il Commento Politico ha segnalato un articolo di Giorgio La Malfa sul Sole 24 Ore nel quale si avanzava il sospetto che il governo stia ancora tentennando sul modo di impostare il Piano e che, ormai, il ritardo accumulato sia consistente. Dall’intervista a Gentiloni si intuisce che anche la Commissione europea ha notato con preoccupazione che il Piano di italiano non procede come dovrebbe. Se così non è, il governo dia un’informazione completa e accurata al riguardo.

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