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Keynes e le Considerazioni Finali della Banca d'Italia

È stato assai significativo che per aprire il paragrafo conclusivo delle sue Considerazioni Finali in una sala assai diversa da quella tradizionale con poche sedie distanziate e dalle mascherine che coprivano il volto degli astanti, il Governatore della Banca d’Italia abbia scelto una citazione dal pamphlet di John Maynard Keynes “Come pagare il costo della guerra” pubblicato dall’economista nel febbraio del 1940. “… La migliore garanzia di una conclusione rapida  - ha detto Visco citando Keynes - è un piano che consenta di resistere a lungo … un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale, un piano che utilizzi un periodo di sacrifici generali non come giustificazione per rinviare riforme desiderabili, ma come un’occasione per procedere più avanti di quanto si sia fatto finora verso una riduzione delle disuguaglianze”. 

Quello che a noi è parso significativo nella scelta di questa citazione  non è tanto la analogia fra la pandemia e la guerra, quanto il riferimento nel passo di Keynes a un piano di azione che permetta di fare un passo in avanti nella lotta contro le diseguaglianze sociali.

Forse perché in questi giorni la preoccupazione maggiore del Commento Politico riguarda il modo in cui l’Italia si preparerà al momento nel quale si renderanno disponibili i fondi europei per combattere la crisi. Se cioè saremo stati o meno capaci di dotarci di un vero e proprio piano di azione.  Ci è sembrato di cogliere la stessa preoccupazione nelle parole del Governatore. In un altro passo delle Considerazioni Finali Visco ha ammonito che “I ritardi rispetto alle economie più avanzate non possono essere colmati con un aumento della spesa pubblica se non se ne accresce l’efficacia e se non si interviene sulla struttura dell’economia. L’azione della politica monetaria, che pure resterà a lungo straordinariamente accomodante, non potrà sostituirsi agli interventi necessari per innalzare il potenziale di crescita. Le risorse vanno indirizzate dove si possono ottenere i rendimenti sociali più elevati; per farlo serve un miglioramento continuo e profondo nei servizi pubblici offerti, con le necessarie semplificazioni e con la giusta attribuzione e consapevole assunzione delle responsabilità.”

Nei giornali di oggi abbiamo letto che il governo intenderebbe predisporre per tempo il piano di utilizzo dei fondi in modo da poterlo presentare a Bruxelles all’inizio dell’autunno. È un proposito lodevole. Ma poiché non sappiamo a chi sia affidato il compito di predisporre il piano, né quali strumenti stiano per essere apprestati per valutare quali dei tanti progetti che circoleranno in Italia nei prossimi mesi sono i più validi per realizzare quegli obiettivi, vorremmo sperare che il Governo colga il senso del richiamo della Banca d’Italia a un piano che fissi un percorso virtuoso che garantisca di non sprecare questa irripetibile occasione.

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