La trappola delle guerre asimmetriche
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È avvenuto in passato, ed abbiamo l'impressione che stia succedendo ora, che gli americani non comprendano fino in fondo il concetto di guerra asimmetrica e cioè che sopravvalutino ciò che la loro forza militare può realizzare e sottovalutino le forme in cui i loro avversari possono condurre le guerre. Forse la sensazione di disporre di una forza militare senza confronti conduce a pensare che gli avversari non abbiano altra strada che arrendersi senza condizioni - come del resto ha ingiunto in questi giorni il Presidente degli Stati Uniti all'Iran. Â
In Vietnam con una forza militare sovrastante e nonostante la presenza sul terreno che ha raggiunto il numero di 500.000 soldati, americani dovettero infine ritirarsi. In Afghanistan è stato ripetuto lo stesso errore, fino al ritiro inglorioso e al ritorno al potere dei talebani.
Nell’attuale circostanza, probabilmente ingannati anche da Israele, gli Stati Uniti devono essersi illusi di potere smantellare tutte le difese iraniane e di poter costringere il regime alla resa. Forse avevano calcolato di poter limitare le risposte missilistiche dell'Iran o di vederle rapidamente esaurirsi nel giro di pochi giorni. Ma forse non avevano previsto che la guerra asimmetrica potesse investire il petrolio. Per quanto tempo il mondo può resistere al venir meno dei traffici petroliferi attraverso lo stretto di Hormuz? E, ancor più, per quanto tempo i governi possono assorbire gli effetti negativi sulle opinioni pubbliche di un forte aumento del prezzo dei carburanti e dei riflessi degli aumenti dei prezzi del petrolio sul costo della vita in generale?
È possibile che gli americani abbiano sottovalutato la determinazione dell'Iran nel coinvolgere nella guerra i paesi del golfo persico. Quando ieri una fonte iraniana ha parlato di un prezzo del petrolio che potrebbe toccare i 200 dollari al barile, probabilmente ha indicato un esito estremo, ma tale da incidere pesantemente sul costo della vita in tutto il mondo e negli Stati Uniti in particolare. In sostanza l'azione americana sta aiutando la Russia a rimettere in piedi le sue finanze e lo stesso Iran che quando riprenderà a esportare lo farà a prezzi altissimi, potendo così disporre di risorse indispensabili per il proprio riarmo.
In questi giorni si è accennato a un contrasto di opinioni fra americani e israeliani: questi ultimi decisi ad andare avanti, o meglio a fare andare avanti a lungo gli Stati Uniti, mentre per Trump si avvicina il momento di uscire dalla battaglia per tenere sotto controllo il prezzo dei carburanti e il costo della vita. Ma la trappola potrebbe scattare anche nella suggestione di mandare in Iran dei soldati americani per finirla con il regime. Vi sarebbe una guerra di attrito, ma nel frattempo il petrolio andrebbe alle stelle.
La guerra asimmetrica è stata combattuta con gli agguati dei Vietcong o con gli ordigni esplosivi collocati lungo le strade dell'Afghanistan, ma oggi forse l'arma asimmetrica è il prezzo del petrolio, quasi più letale per il governo americano degli altri strumenti precedentemente utilizzati. Se è già successo con Presidenti sia democratici, sia repubblicani, assistiti da ben più complessi e articolati apparati di studio di quelli di cui dispone o di cui è disposto a fare uso Trump, come possiamo escludere che un Presidente mosso soprattutto dalla vanità e privo di qualsiasi apparato per la valutazione delle situazioni internazionali, non cada nella stessa trappola dei suoi predecessori? Â
12 marzo 2026