L'evidente difficoltà del Professor Barbera
- 23 feb
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In una lettera a Francesco Merlo, apparsa nei giorni scorsi su Repubblica, avevo scritto che per il professor Barbera ed altri esponenti del centrosinistra che hanno annunciato il loro voto favorevole alla riforma costituzionale presentata dal governo Meloni, e sulla quale vi sarà fra un mese un referendum confermativo, si pone e si porrà sempre più nettamente un problema di coscienza. Da un lato infatti vi saranno le ragioni specifiche che li inducono ad essere in sostanziale accordo con la riforma Nordio, dall’altro vi è l’inevitabile effetto politico e in particolare il riflesso sulle elezioni per il rinnovo del Parlamento nel prossimo anno. Mi sembrava e mi sembra difficile, se non impossibile, separare le due questioni. Da qui un problema di coscienza.
Oggi il professor Barbera ha scritto un articolo sul Corriere della Sera nel quale si sofferma lungamente sulle ragioni giuridiche che militano a favore della separazione formale delle carriere fra magistrati inquirenti e giudicanti. Se si fosse fermato a questo, avremmo pensato che non avesse letto o non avesse intenzione di rispondere alla questione di coscienza da me sollevata. Ma in realtà non è così, come appare chiaro leggendo la frase conclusiva. Ecco la frase: “Come è noto, allorché si tratti di consultazioni referendarie la Costituzione richiede un voto che prescinde dagli schieramenti politici; è appunto un istituto di democrazia diretta; per questo voterò sì. E ciò sia in coerenza con una tradizione riformista (alla quale ho contribuito con i miei anni in Parlamento) sia per completare un tormentato percorso di attuazione costituzionale, per ristabilire appunto un equilibrio costituzionale. Ovviamente mi riservo di votare contro questa maggioranza allorché il prossimo anno saremo chiamati a dare un voto politico eleggendo un nuovo Parlamento.”
Il prof. Barbera crede forse di avere così risposto alla questione del conflitto fra la propria militanza nel centrosinistra e il voto a favore della riforma del centrodestra, ma sbaglia. La sua è un’argomentazione debolissima. In primo luogo perché il riferimento a ciò che prescriverebbe la Costituzione è del tutto improprio. La Costituzione non prescrive “come” i cittadini si debbano orientare nel loro voto: dice soltanto che, se il Parlamento non ha approvato una legge di riforma costituzionale con una maggioranza molto ampia, può essere proposto un referendum per confermare o abrogare il testo approvato. Che il giudizio del cittadino si debba formare “solo” sul merito della riforma lo dice il professor Barbera, non la Costituzione. Che non si tratti di un’affermazione convincente lo prova proprio la specifica questione di cui oggi si discute. La riforma Nordio non comprende solo la separazione delle carriere. Investe anche il sistema di formazione del o dei CSM e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati. Si pongono almeno tre quesiti: se la Costituzione “imponesse” di attenersi solo al merito diventerebbe difficile - anzi impossibile - per il cittadino che per esempio fosse d’accordo sulla separazione delle carriere, ma non sul sorteggio, decidere come comportarsi. Come dovrebbe decidere, secondo il professor Barbera, questo cittadino: dovrebbe votare sì perché è d’accordo sulla separazione o no perché in disaccordo sul sorteggio, o magari dovrebbe astenersi come il povero asino di Buridano?
Può darsi che il professor Barbera sia d’accordo su tutti e tre i capitoli della riforma Nordio, ma la possibilità di una diversa opinione sulle varie parti della riforma fa venir meno la prescrizione di giudicare nel merito, a cui Barbera sembra aggrapparsi per evitare la questione di coscienza.
Ma poi c’è una questione etica – cioè una questione di coscienza – di cui discutono molto i filosofi se nel decidere delle proprie azioni l’individuo non debba tener conto delle conseguenze. Non c’è dubbio, infatti, che le conseguenze dell’esito referendario saranno politiche: rafforzeranno le chances del governo Meloni nelle elezioni se prevarrà il sì; contribuiranno alla sua sconfitta se prevarranno i no. Se un cittadino intende votare contro il governo nelle prossime elezioni politiche, allora deve anche mettere in essere tutte le condizioni che possono portare a un risultato positivo per lo schieramento che egli intende appoggiare. E questo vale anche per il professor Barbera, a meno che egli non giudichi più importante la riforma dell’esito delle prossime elezioni. Ma se è così, il professor Barbera si renderà conto che è impossibile essere d'accordo con lui.
Giorgio La Malfa
23 febbraio 2026



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