Per chi suona la campana
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Colpiscono nei resoconti delle elezioni in Ungheria le analogie con il recente voto italiano nel referendum sulla giustizia: l’aumento imprevisto nei sondaggi della partecipazione, l’impegno massiccio dei giovani, il contrasto fra le campagne dove il partito di governo ha resistito meglio e le città dove prevale il desiderio del cambiamento.
Nel caso ungherese è evidente la crisi del sovranismo e quasi certamente anche l’effetto controproducente del sostegno offerto a Orban da Trump e da tutta l’internazionale della destra, compreso – come scrive il Corriere della Sera - “l’incauto” messaggio augurale inviato dalla nostra presidente del Consiglio (che fa apparire ridicole le frettolose congratulazioni dell’on. Meloni al vincitore).
Il chiaro significato del voto ungherese e le evidenti analogie con il voto italiano sono un colpo mortale alle speranze della destra che il voto referendario non sia anche un segnale su ciò che potrà avvenire nelle ormai prossime elezioni politiche. Nell’interpretazione del voto italiano la destra e i commentatori che le sono vicini hanno cercato di minimizzare il possibile effetto Trump-Netanyahu ed hanno anche ipotizzato che il picco della partecipazione giovanile sia valso per il referendum e non si ripeterà nelle elezioni politiche. Ma forse qualche preoccupazione non rivelata da parte del partito di Giorgia Meloni deve avere raffreddato gli spiriti che avevano immaginato di correre alle elezioni prima che il centrosinistra avesse avuto il tempo di strutturarsi un modo appropriato. In questo momento prevale nella destra l’idea di spingere le elezioni più in là, probabilmente nella speranza che il danno prodotto dall’allineamento su Trump si attenui con il passare del tempo.
Stamane abbiamo letto con divertimento la dichiarazione del capogruppo del partito dell’on. Meloni nel Parlamento europeo che ha precisato come Orban appartenga a gruppo parlamentare diverso da quello nel quale militano i Fratelli d’Italia: ci mancava poco a che criticasse l'incauto messaggio di sostegno a Orban della presidente del Consiglio. Abbiamo invece letto con attenzione le parole del ministro Crosetto, che senza mezzi termini elogia l’esito del voto: si tratta – diremmo – di una soddisfazione effettiva, non della dichiarazione di circostanza che Palazzo Chigi si è precipitato a fare ieri sera.
13 aprile 2026



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