La Via Crucis dell'on. Meloni
- 8 apr
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Nota Giorgio La Malfa nell’articolo apparso stamane su l’Altravoce - qui allegato in calce - che la posizione esposta ieri mattina dal ministro della Difesa Crosetto in un’intervista al Corriere della Sera segna una netta presa di distanze dall’Amministrazione americana che va oltre la dichiarazione dei giorni scorsi, secondo cui l’attacco israelo-americano all’Iran costituisce una violazione del diritto internazionale. Crosetto sostiene infatti che l’attacco è un errore che può avere conseguenze drammatiche sulla situazione internazionale e lamenta che i collaboratori non abbiano il coraggio di parlare apertamente al Presidente degli Stati Uniti.
La Malfa osserva che questa posizione di Crosetto - molto diversa da quella tenuta finora dal governo italiano - apre un nuovo problema a due giorni dall’intervento che l’on. Meloni dovrà fare alle Camere. Infatti, se la presidente del Consiglio prenderà una posizione identica a quella di Crosetto, si avrà l’impressione che sia quest’ultimo ad avere corretto la linea del governo, mentre se esporrà una posizione in parte diversa, emergerà una differenza di opinioni in seno all’esecutivo.
Nel pomeriggio, dopo avere dato l’intervista al Corriere commentata da La Malfa nell’articolo sull’Altravoce, il ministro della Difesa ha parlato alla Camera e ha ripercorso i rapporti fra l’Italia e gli Stati Uniti circa l’uso delle basi militari in Italia. Crosetto si è tenuto rigidamente al tema indicato per l’informativa, cioè al tema delle regole per l’uso delle basi americane. Non ha fatto cenno alcuno, come si attendeva l’opposizione, alle cose dette nell’intervista. Formalmente aveva ragione il ministro, visto l'oggetto delle sue comunicazioni, ma nella sostanza il Parlamento aveva diritto di sentire dal ministro le cose che questi aveva detto poche ore prima a un quotidiano, oltretutto in un giorno di gravi preoccupazioni per le decisioni preannunciate dal Presidente degli Stati Uniti.
Noi ci domandiamo se a trattenere Crosetto dal ripetere in Aula le sue affermazioni al giornale, sia stato solo il desiderio di attenersi strettamente all’ordine del giorno o se invece non vi sia stato un richiamo a non riproporre in Parlamento una posizione che non essendo quella del governo – o non essendolo ancora – avrebbe potuto rivelare una crepa nella compattezza che l’esecutivo cerca di affermare ogni giorno, specialmente dopo l’esito catastrofico del referendum.
Per questo sarà tanto più interessante ascoltare domani l’on. Meloni. La presidente del Consiglio certo non potrà attenersi alla posizione iniziale di sostanziale copertura dell’azione israelo-americana. Farà probabilmente proprio il giudizio del ministro della Difesa sulla legalità dell’intervento in Iran. Ma si troverà in imbarazzo nel dare un giudizio sull’azione militare in sé: sostenere che è un errore, darebbe il senso che la linea del governo sia dettata dall’on. Crosetto. Ma distaccarsi da questo giudizio, metterebbe in luce una diversità di opinioni in seno all’esecutivo. Probabilmente l’annuncio della tregua di due settimane le offrirà il destro per non affrontare il punto specifico del giudizio sull’azione israelo-americana in Iran e per limitarsi a auspicare un esito positivo dei negoziati. Per i partiti di opposizione sarà comunque una buona occasione non per un attacco frontale, ma per fare emergere le difficoltà e le contraddizioni crescenti in seno all’esecutivo.
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