L’Italia e la conclusione della legislatura
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Abbiamo osservato attentamente in queste settimane le posizioni dei tre responsabili della politica estera italiana in seno al governo: la presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa. Pur nello sforzo di manifestare e di mantenere una posizione comune, le differenze risultano abbastanza evidenti. Il ministro degli Esteri non mostra un particolare fervore nel seguire la linea dell’amministrazione americana, anche se è parso attento a non esprimere apertamente alcun dissenso. Il suo punto di riferimento sono le posizioni del Partito popolare europeo, ma non sembra incline a voler incidere sulla posizione complessiva del governo italiano. Fa la sua parte, ma non sembra poterne fare un’altra.
L’on. Meloni vive – si direbbe – un dramma personale. È legata alle posizioni di Trump, ha parlato spesso in passato di una relazione particolarmente stretta con il Presidente degli Stati Uniti, ma ora sente che l’opinione pubblica italiana è in larga maggioranza contraria alla guerra con l’Iran, anche alla luce delle pesanti conseguenze economiche che essa comporta. Non osa condannare apertamente l’azione americana, forse temendo una brutale reazione come quella che Trump ha avuto contro il premier inglese Starmer. Segue le posizioni europee, ma sempre un passo indietro ed uno di lato così da poter dire agli americani di non essere schierata contro di loro, ma anche di non avere pienamente condiviso l’azione degli Stati Uniti e di Israele. Insomma, un logorante equilibrio fra parole e silenzi che comunque ne sta danneggiando, forse irreparabilmente, l’immagine.
Infine, il ministro della Difesa, che è stato il solo nel governo a usare parole chiare sulla violazione del diritto internazionale costituita dall’attacco all’Iran. Crosetto ha anche indicato nell’ONU la strada per un’eventuale opera di riapertura dello stretto di Hormuz: per quanto difficile e lontana, è ipotesi diversa da quella proposta alla NATO da Trump che significherebbe l’entrata in guerra a fianco di USA e Israele. C’è inoltre da dire che spesso nei mesi scorsi, a proposito di NATO e di Ucraina, Crosetto è sembrato tenere una posizione più chiara e meno equivoca di quella dell’esecutivo. Gli va infine dato atto di avere aperto senza troppe polemiche un canale di informazione con i partiti di opposizione, senza pretendere che essi si sedessero a un tavolo apparecchiato dal governo.
Diciamo tutto questo perché, considerate le difficoltà in cui si trova la presidente del Consiglio, una eventuale crisi di governo non può essere esclusa, per quanto l’on. Meloni insista nel dichiarare che il suo governo è solido ed andrà avanti fino al termine della legislatura. Per certi aspetti, proprio queste reiterate dichiarazioni confermano la precarietà dell’equilibrio politico attuale. E poiché di fronte a una eventuale crisi di governo sarebbe tendenzialmente da evitare il ricorso a un voto anticipato in una situazione drammatica come quella che il mondo sta attraversando, la possibilità di una diversa soluzione pur nella continuità dell’attuale maggioranza, potrebbe rivelarsi come la strada migliore. In questo caso, proprio il ministro della Difesa potrebbe essere la carta per arrivare alla fine ordinaria della legislatura in continuità con la maggioranza che ha guidato il paese in questi anni, ma in un clima di più civile dialettica fra maggioranza ed opposizione.
Si tratta di eventualità del domani che dipendono da molte circostanze interne ed internazionali, ma in una situazione così pericolosa e difficile è meglio cominciare per tempo a riflettere sulle opzioni possibili.
19 marzo 2026



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