Meloni e l'Europa, che c'entra Draghi?
- Il Commento Politico
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Con un ovvio tentativo di mettersi in scia con gli applausi che avevano accolto le severe parole pronunciate da Mario Draghi sull’Europa nel discorso di apertura del Meeting di Comunione e Liberazione, nel suo intervento di ieri l’on. Meloni ha sostenuto che quelle critiche di Draghi riecheggiavano i giudizi critici che hanno accompagnato l'ascesa al potere sua e del suo partito. La platea sembra avere apprezzato il discorso senza rendersi conto che l’utilizzazione delle parole di Draghi costituiva una forzatura evidente.
Nel suo discorso al Meeting, come in altre precedenti occasioni, Draghi ha criticato i ritardi dell’Europa nel cammino verso l’integrazione politica. In un mondo in cui i grandi attori internazionali, gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, guidano e indirizzano le loro economie con una visione complessiva, la frammentazione del potere europeo fra le istituzioni comunitarie e gli Stati nazionali rende impossibile adottare le politiche necessarie. Se l’Europa non accelera la sua integrazione – dice Draghi – essa sconterà un progressivo indebolimento che non potrà non riflettersi anche sulle nostre condizioni di vita, oltre che sul suo peso politico nelle vicende internazionali e in definitiva sulla sua sicurezza.
Che cosa c’entra tutto questo con la ricetta di Meloni, ripetuta ieri nel suo intervento al Meeting, che consiste nel ridurre le competenze dell’Europa e restituire agli Stati nazionali la possibilità di fare le politiche necessarie? Sono due impostazioni radicalmente diverse e contrastanti. Una chiede di andare avanti, l’altra chiede di tornare indietro. Del resto, la nostra presidente del Consiglio aveva dichiarato di ritrovarsi pienamente nel violento attacco all’Europa del vicepresidente degli Stati Uniti Vance nel corso della conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Più chiaro di così?
Prodi propone un referendum europeo per superare il principio dell’unanimità; altri propongono il modello di un’Europa a più velocità nella quale il plotone di testa proceda speditamente sulla via dell’integrazione politica. L’Italia apprezza gli sforzi generosi di Trump per risolvere la guerra in Ucraina; non partecipa alle iniziative dei cosiddetti volenterosi, ma si offre di mandare un proprio personale militare a sminare i terreni o le acque intorno all’Ucraina. Lo fa perché Salvini condiziona le scelte della potentissima on. Meloni, o perché questo è quello che lei pensa davvero?
P.S. Ci fa piacere segnalare un’intervista del senatore Mario Monti al Corriere della Sera di oggi, nella quale abbiamo trovato esposte tesi per noi largamente condivisibili:
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