Monaco o Sarajevo

Nei primi giorni dell'invasione russa dell'Ucraina molti commentatori hanno ricordato Budapest 1956 o Praga 1968. Poi si è compreso che il paragone più congruo è con Monaco: cedere a Putin oggi sull'Ucraina potrebbe voler dire domani altri atti di forza, forse con uno dei Paesi baltici. Ma oggi c'è da chiedersi, e da temere, se il riferimento storico non sia Sarajevo e cioè se non sia stata accesa una miccia che può incendiare tutto. Ci ha colpito la cautela di Macron che ha messo in guardia contro il rischio di "incidenti" militari con la Russia. Così come ci ha preoccupato l'accenno di Lukashenko alla Moldavia. In più, non si esclude del tutto che la Russia possa prendere qualche pretesto per una rappresaglia contro la Polonia.


Il problema è che l'Occidente non sa davvero abbastanza su Putin, sulle sue idee, sulla sua posizione in seno alla Russia. Siamo stati colpiti, come tutti, dall'ampiezza delle dimostrazioni a Mosca e a San Pietroburgo e anche dalle dichiarazioni contro la guerra degli scienziati russi, ma abbiamo l'impressione che ci si illuda che questo possa influire su Putin, così come potrebbe essere illusoria l'idea, che circola sui media, di un suo isolamento. Crediamo si debba partire dalla premessa che Putin è solidamente al potere e in grado di decidere. Ma noi non sappiamo che cosa voglia fare e dove intenda giungere.

Il problema, come esso ci appare oggi, è che non si vede una via di uscita dal conflitto aperto dal Presidente russo. Per l'Ucraina è molto difficile accettare la spartizione del Paese, e per l'Occidente premere sull'Ucraina perché ceda parti importanti del territorio apparirebbe come una posizione moralmente inaccettabile. D'altra parte, se non iniziano i negoziati, il conflitto sarà sempre più cruento e alla lunga diventerebbe difficile non offrire agli ucraini un aiuto militare diretto.


Serve con urgenza qualcuno che imponga alla Russia di sedersi a un tavolo negoziale e cominciare a rivelare le sue carte. Il solo Paese che potrebbe farlo è la Cina. Immaginiamo che siano già molti gli Stati che hanno sollecitato Pechino a svolgere un ruolo più attivo.


C'è poi una seconda questione da esaminare. Esistono delle decisioni in grado di piegare sul piano economico la Russia? È chiaro che le sanzioni decise sono importanti, ma nella misura in cui escludono il gas, lasciano aperto il canale più importante per alimentare l'economia russa.


Potrebbe l'Europa rinunziare del tutto, finché non si ferma la guerra, alle importazioni di gas russo? E quali sarebbero le conseguenze sulla Russia di una tale decisione? Se esse fossero tali da paralizzare la Russia, forse, con tutti gli ovvi problemi per la Germania e per noi, dovremmo cominciare a ragionare su questa possibilità.


La tregua in Ucraina è indispensabile. Se l'Europa deve pagare un prezzo economico alto per ottenerla, è meglio che non essere trascinati, come dopo Sarajevo, a un conflitto che sarebbe devastante.




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