Periscopio

Dietrologia e parole


Il presidente Mattarella, in visita in una scuola romana, a una domanda su quanto sia faticoso il suo lavoro risponde: tra otto mesi - a fine mandato - mi riposerò, il mio è un lavoro impegnativo. Un linguaggio semplice, diretto, adatto alla giovane platea, ma anche al resto del paese. Il giorno dopo e in quelli successivi a partire dai talk show del mattino le sue parole diventano oggetto di plurime interpretazioni. Cosa avrà voluto dire, perché è stato così assertivo? Si va alle elezioni? È pronta la poltrona per Mario Draghi? E via con ipotesi e illazioni di politici e giornalisti che insieme ai vari cosiddetti commentatori spingono sempre un po' più in là dei fatti, (cosa del resto legittima visto il loro lavoro, se non fosse che non proprio tutti sono capaci di una visione che prescinda dalle loro opinioni personali). Stesso film visto e raccontato al momento dell’insediamento di Draghi a capo del governo delle larghe intese. Draghi parla poco e i giornalisti restano a bocca asciutta… per un po’. E vai con: parla poco, sorride poco, dovrebbe rivolgersi al paese, è autorevole certo ma non empatico. Il tutto mentre il paese cerca con enorme fatica di poter immaginare il suo futuro prossimo.

Parole, parole, parole cantava Mina. Dieci giorni fa si parlava solo di Covid, di vaccini e di immigrati. Oggi improvvisamente e fortunatamente sembra di intravedere la fine della tragedia, anche se nel mondo la campagna vaccinale dovrà essere diffusa soprattutto nei paesi poveri e occorre pensare a una necessaria liberalizzazione dei brevetti dei vaccini. Inoltre, dovremo prepararci a studiare strategie per affrontare eventuali nuove pandemie. Il Covid quindi, in Italia, tra green pass e accelerazione della campagna vaccinale sembra essere andato in ferie. È sparito, è stato necessario farlo sparire? I numeri confortano, i letti delle terapie intensive si svuotano ed ecco che si parla solo di vacanze e riaperture. Ben vengano ma con prudenza e la stanchezza di tutti noi non deve trasformarsi in incoscienza, altrimenti tutte le parole spese in quest’ultimo anno e mezzo si perderanno, scivolando come gocce d’acqua sulla pancia delle anatre.

Nel frattempo, la Terra Santa ricalamita l’attenzione internazionale: ennesima guerra in una terra martoriata da sempre. Si uccidono famiglie e bambini e mai come in questo caso, dai racconti degli inviati, emerge la difficoltà di descrivere con chiarezza le responsabilità oggettive. Ora la tregua, che auguriamoci regga, anche se mai come per questo lembo di mondo è difficile poter immaginare cosa accadrà tra un mese o tra un anno. Intanto nella stessa Tv, la Sette, che ospita sia Propaganda Live che Atlantide nonché Piazza pulita, si spendono parole e parole sul gran rifiuto di Rula Jebreal a partecipare alla trasmissione di Diego Bianchi che voleva ascoltarla sul conflitto israelo-palestinese. Lei si smarca denunciando la poca presenza femminile a Propaganda ma va a parlarne da Purgatori e da Corrado Formigli. Paladina delle donne, italiana, famiglia palestinese, marito ebreo, le avrei chiesto dove batte il suo cuore in questo momento. Il suo rifiuto di partecipare al dibattito in una delle poche trasmissioni innovative e creative della tv, e non certo di “destra”, mi è sembrato un gesto inutilmente pretestuoso che non credo serva a un aumento della presenza autorevole delle donne nella televisione italiana. Spero di sbagliarmi. Infine, una risata con le lacrime me l’ha strappata l’imitazione che Sabina Guzzanti ha fatto a Di martedì della sindaca Raggi. Se l’avete mancata riguardatela su You Tube.

Ultimo ma non certo ultimo, la morte di Franco Battiato. La “Cura" una delle canzoni che più amo e su di lui non aggiungo parole alle tante già dette. Solo una timida riflessione, strano il paese in cui si celebra la morte più della vita. Capita, mi vien da pensare, soprattutto quando in vita colui che ha la capacità di smuovere le coscienze non viene troppo riconosciuto, ma quando muore…


Danila Bonito


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