Periscopio

Il volo


Carla Fracci è volata via, così molti titoli dei mass media. E nel suo caso il verbo “volare”, usato spesso per segnare il passaggio tra la vita e la morte, ha un significato intrinseco. Volava sulle punte con una leggerezza e un’armonia che hanno velato l’impegno, la tenacia, la determinazione che l’hanno portata per decenni a rimanere incontrastata icona della danza. In molti hanno sottolineato le sue umili origini, ripercorrendo la sua biografia. Ho sempre pensato che nella vita avere una passione e la determinazione per perseguirla valga molto più di qualsiasi altra cosa. Sono “volate via” anche le 14 vittime della funivia del Mottarone. Qui il verbo indica il precipizio, lo schianto nel vuoto, la dispersione dei corpi, l’abisso che frantuma le vite. In nome del profitto 14 famiglie sono state smembrate. 43 persone sono “volate via” in modo analogo nell’improvviso crollo del Ponte Morandi, anche per quel disastro un volo all’in giù cieco, buio, pieno di terrore. Anche lì mancati controlli, interessi economici e mesi e mesi per accertare le responsabilità. Un “volo incompiuto” quello del piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto della strage di Stresa. Giace in un letto d’ospedale, ancora ignaro della sorte dei suoi genitori e del fratellino. È uscito dal coma - dichiarano i bollettini medici fedelmente riportati dai cronisti di ogni dove. Lasciatelo in pace e stendete un velo di pietas sulla sua disgraziata storia, mi verrebbe da urlare. A sei anni - li compirà a giorni - se il fato gli consentirà di sopravvivere dovrà compiere l’impresa più ardua per un essere umano: imparare a volare in alto dopo essere sprofondato nell’abisso.

Non ci sono solo voli sublimi o disperati ma tanti voli di stracci che cadenzano il nostro quotidiano. Insulti, parolacce, offese tra i vari commentatori dei vari talk show che durante la settimana calamitano la nostra attenzione, senza perdere di vista il linguaggio fiorito dei social che scatenano i protagonismi del singolo. In particolare, sulla rete di Cairo emerge una sorta di conflittualità nell’accaparrarsi gli ospiti di turno. Gruber, Merlino, Panella, Floris, Purgatori, Formigli, i più noti conduttori rivendicano l’imprimatur dei loro ospiti come fossero proprietà privata pur consapevoli che le loro partecipazioni alle rispettive trasmissioni sono anche frutto dei contratti dei loro agenti, ma su questo aspetto tornerò in un altro Periscopio. Intanto giovedì scorso Formigli mette a segno un’esclusiva invitando in studio Piero Amara, l’ex avvocato esterno dell’Eni (arrestato nel 2018 per corruzione e depistaggi) che con le sue rivelazioni sulla cosiddetta Loggia Ungheria fa tremare i palazzi della politica e della magistratura. Le sue parole - i verbali sono ora all’attenzione del procuratore di Perugia - puntano a dimostrare che non ha inventato fatti o nomi, che non è un depistatore in quanto ha registrazioni che possono provare l’operato “illecito” di vari personaggi del mondo della magistratura e della politica. Paolo Mieli, uno dei tre giornalisti presenti in studio oltre a Corrado Formigli, cerca di provocarlo ma lui sguiscia… Si prevedono una serie di conseguenze che il cittadino medio o la mitica casalinga di Voghera (ormai saremo alla bisnipote) sintetizzano con un “non ho capito niente tranne che è tutto un mangia mangia…”

E, per concludere, sempre in tema di “volo” si è volato bassissimo nell’ultima puntata del predicatore della domenica, Massimo Giletti. Sempre lo sguardo puntato su sesso e stupro con una placida intervista a due ventenni che, con nonchalance, dichiarano di aver cominciato a vedere film porno all’età di undici anni. A venti hanno l’esperienza che mia nonna non ha mai avuto e si sentono titolate a dire la loro su quanto le donne possano essere vittime dell’uomo con cui fanno sexting ormai da anni. Qui non c’è solo bisogno della legge Zan ma famiglie e scuole dovrebbero smetterla di rimpallarsi la responsabilità dell’educazione sentimentale.


Danila Bonito

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