Periscopio

Oggi do i numeri. Ci aiuteranno a capire di quale televisione o media stiamo parlando e di come l’approccio e il consumo dei programmi televisivi sia diversificato lungo tutto l’arco della penisola. Sono 5 milioni e 200mila gli abbonati di Sky rilevati nel 2019, oltre cinque milioni coloro che accedono a Netflix, piattaforma di serie e film, 22 milioni gli abbonati RAI, poi, sempre sul digitale terrestre, le reti Mediaset, la7, e a seguire tutte le altre emittenti. Il coronavirus ha determinato in tutta l’Europa occidentale una forte accelerazione per gli abbonamenti a servizi di video streaming e si prevede una crescita esponenziale di tutti gli SVOD (Subscription video on demand). Se poi parliamo di computer secondo i dati ISTAT- con buona pace della DAD (didattica a distanza) - nell’Italia dei lockdown un terzo delle famiglie italiane non ha un pc o un tablet a casa. Ancora due facce dell’Italia. Quattro famiglie del sud su dieci non posseggono un computer e solo tre ragazzi su dieci hanno competenze digitali elevate. Sintetizzando 35 milioni di persone sui sessanta milioni di residenti nel nostro paese hanno la possibilità di accedere direttamente all’informazione/infotainment/reality/ talkshow che compongono i palinsesti delle varie reti televisive. Sono infine 25 i giornali più letti in Italia che segnalano comunque una costante emorragia di lettori pari in media al 15% annuo. Il quadro sembra chiaro anche a me che con i numeri non ho grandissima dimestichezza e a questo mi piace aggiungere una battuta letta recentemente su Facebook - uno dei social più popolari, che vi riporto fedelmente: “Sdoppiamento perfetto: da rete 4 alla rete 7 vivo in due paesi diversi con un primo ministro diverso…Quale sarà quello vero? Io me lo sono già scelto… Preferisco la serenità.”

Due paesi diversi e realtà regionali che mai come in questo momento stanno affrontando i seri problemi del quotidiano - gestire una pandemia, una campagna vaccinale e quel che resta di una sanità pubblica messa a dura prova negli ultimi vent’anni - in modi e con tempi non certo specchiati. Ora il bombardamento delle news con il loro corredo di immagini non sempre adeguate tende sempre più a dividere, a impensierire e inquietare coloro che le ascoltano. Se poi prendiamo in analisi i talk show, i conflitti si amplificano e lo sconcerto aumenta. Il mondo televisivo di quelli che prima si chiamavano salotti o piazze, è fatto di esperti che siano essi politici, oggi necessariamente di medici dalle varie specializzazioni, giornalisti e/o opinionisti (categoria in ascesa al di là dei meriti effettivi) e dei cosiddetti conduttori o conduttrici (queste ultime quasi sempre arrampicate su tacchi a spillo). Far aumentare gli indici di ascolto è compito degli autori televisivi che nella composizione degli ospiti seguono logiche spesso bipartisan (in Rai), altre volte semplicemente viene privilegiata la cricca degli affezionati opinionisti. È cosi che quella mezza Italia che guarda la tv e legge i giornali si è indignata perché Andrea Scanzi, giornalista scrittore classe ‘74, il boy di Arezzo che nella sua biografia recita: “Mi occupo di quasi tutto, e pare sia un difetto: cultura e spettacoli, sport, politica costume, sociale, enogastronomia e (ove possibile) sadomaso” Andrea Scanzi, dicevamo, si è fatto vaccinare “fuorilista” perché deve occuparsi (e quando che sta sempre in tv o attaccato ai social?) dei genitori anziani. Non è certo l’unico dei furbetti del vaccino ma sicuramente molto popolare e questo può aver sollecitato l’attenzione del suo medico di base e le tante persone che ormai per essere chiamate dalle Asl si affidano a Dio o al caso non l’hanno presa bene. Nel mentre a Milano il caos impera e anche i casi di Covid, ma nessuno si è preso la briga di fare una inchiesta su come in Lombardia sia stato ed è affrontato il virus (quattro immagini sempre le stesse della piazza del Duomo vuota e quattro dei Navigli grondanti di ragazzi).

A Roma invece tra il sole e una raffica di vento si parla di Totti e della nuova serie televisiva a lui dedicata. Grandi ascolti per “Speravo de morì prima” la serie Sky original sul calciatore della Roma idolo dei tifosi e non solo. Tratta gli ultimi anni di carriera del Capitano con ampio sguardo sul ruolo della famiglia. Confesso di non averlo visto quindi non mi pronuncio. Intanto Ilary Blasi in Totti conduce non senza gaffes un altro must tra i cosiddetti reality - che reality non sono in quanto anche qui gli autori impongono linee guida per assicurane quel mix tra guerra pace e amori che porta al successo. Anche questo programma mi manca ma mi viene spontaneo chiedermi: per sopravvivere dovevano andare in Honduras?... sarebbe bastato rimanere in Italia magari in una casa come quella del Grande Fratello da dove non si esce (ma chissà…) se non si è pronti ad affrontare lunghe sedute da uno psicologo. Ho nominato Scanzi e non posso fare a meno di citare Selvaggia Lucarelli: una paginata intera sul Corriere della Sera in cui lei esordisce con questo incipit: “Mi sono bucata per quattro anni. Non mi infilavo una siringa nel braccio perché la mia droga non era una sostanza ma una relazione”. Ora va bene tutto, capisco che debba pubblicizzare le sue nuove puntate di un podcast autobiografico ma in un paese dove nel 2020 si sono registrati 75 femminicidi (parola che detesto ma in questo caso uso per brevità) e 14 nel 2021 appena iniziato, come le viene di parlare di un amore che definisce tossico a mo’ di paladina delle donne? A Vittorio Feltri l’intervista non è sfuggita e in un suo pezzo in prima ha ricambiato con diversi epiteti quelli che la Lucarelli aveva in più occasioni rivolto a lui definendola tra l’altro “antipatica come uno scarafaggio nelle mutande”. Per concludere bypassando per il momento sulle note signore di Mediaset D’Urso e De Filippi e le loro “camurrie” vorrei dire due parole sulla trasmissione di Raiuno “Ciao maschio” condotta da Nunzia De Girolamo. In un momento in cui gli uomini per svariati motivi sono secondo me in minorata difesa e il loro rapporto con il femminile meriterebbe una riflessione seria, il programma della De Girolamo ci riporta indietro di almeno 40 anni, tra finte telefonate, giochini, fotografie e una scenografia ultra-datata (Marco Ferreri intitolò Ciao maschio un suo film del '78). Ma si può chiedere agli ospiti di turno se il bacio è segno di tradimento o quale uomo se fossero donne sceglierebbero come compagno? Lascio a voi lettori la risposta, semmai foste incuriositi va in onda il sabato notte in orario in cui la maggior parte delle donne dorme.


Danila Bonito

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