Scenari internazionali e politica italiana

Per oltre quarant'anni, fra la fine della seconda guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino, la questione della collocazione internazionale dell'Italia è stata al centro della vita politica nel corso delle legislature e delle scelte degli elettori al momento del rinnovo del Parlamento. Le alleanze si formavano in Parlamento in primis sulla base della politica estera. Le altre questioni, dall'economia ai diritti civili, su cui pure si sarebbero potute formare coalizioni diverse, non avevano, né potevano avere, un peso determinante.


Le generazioni giunte al voto dopo il 1989 hanno esercitato le loro scelte in una situazione completamente diversa da quella delle generazioni che le avevano precedute. Hanno potuto dare un peso prevalente ad altre questioni, rispetto alla politica estera. La drammatica vicenda dell'Ucraina cambia di colpo la situazione e riporta al centro della vita politica le questioni di politica estera che sembravano essere uscite definitivamente di scena. E le scelte conseguenti. Non è una situazione destinata a essere riassorbita con la fine, altamente auspicabile, della guerra. È evidente che la posizione aggressiva della Russia non è destinata a cambiare, almeno fino a quando Putin rappresenterà la Russia. Che Putin reagisca a una percezione di minaccia oppure che abbia ripreso una vecchia volontà espansionistica della Russia zarista, il fatto è che l'Europa dovrà fare i conti con un Paese determinato a indebolire i propri vicini ed a estendere la propria influenza su di essi. Lo farà usando le armi economiche, l'aiuto a partiti sensibili alle sue blandizie. Lo farà alimentando gli scontri etnici ovunque ciò sarà possibile.


La politica estera dunque torna al centro. Ma con una differenza rispetto ai primi quarant'anni del dopoguerra: allora si contrapponevano due blocchi, uno costruito intorno agli Stati Uniti l'altro intorno all'Unione Sovietica. Oggi la situazione si presenta in termini diversi. Impone anche un discorso articolato sull'Europa. Per quanto vi possa essere e vi sia un interesse comune fra Europa e Stati Uniti, vi sono anche delle differenze che riguardano la collocazione geografica degli Stati Uniti il cui sguardo si rivolge verso il Pacifico oltre che verso l'Atlantico, ed anche le condizioni produttive diverse, giacché l'America è autosufficiente dal punto di vista energetico, mentre l'Europa è lungi dall'esserlo.


Noi abbiamo bisogno di un Occidente coeso, ma anche di un'Europa istituzionalmente più forte. Dunque due esigenze di politica estera. Qui si pone l’analisi sulla posizione delle forze politiche italiane. Se si guarda da questo punto di vista alla collocazione dei partiti, emergono considerazioni interessanti. Perché con ogni probabilità ecco come risponderebbero la destra e la sinistra alle due esigenze di politica estera - Occidente ed Europa - che costituiscono quasi un doppio test per i partiti: a destra, Giorgia Meloni risponderebbe con una conferma della scelta atlantica (niente di nuovo, in fondo, perché questa stessa è sempre stata la scelta di Almirante), ma il test europeo lo fallirebbe completamente anche per le sue alleanze in Europa con forze di estrema destra nazionalista. Oggi un governo con la destra di Fratelli d’Italia, peggio ancora guidato dalla Meloni, costituirebbe per la collocazione internazionale e soprattutto europea dell’Italia un rischio inaccettabile. Sempre a destra, Matteo Salvini potrebbe non passare nessuna delle due prove del test. Tuttavia, anche a sinistra se la fede dei Cinque Stelle e di Leu per l’Europa sembra comprovata, non si può dire lo stesso per l’adesione alla linea atlantica e alle mosse della Nato. In sostanza, oggi il doppio test lo passerebbero solo le forze che vanno dal PD ai repubblicani ai vari centristi a Berlusconi. Anche per questo, la scelta del sistema elettorale proporzionale, che finalmente sembra essere stata imboccata da tutte le componenti del PD, trova una ragione essenziale nella necessità di comporre, all'indomani delle elezioni, una maggioranza di governo che abbia una posizione accettabile sia sulla scelta occidentale sia su quella europea. Non sarà facile, ma è la strada da perseguire.

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