Periscopio

Ci siamo lasciati alle spalle anche la Pasqua 2021, i suoi ridotti riti limitati dalla pandemia e gli elenchi smisurati e a tratti molto contestati di ciò che era consentito e ciò che era vietato con inevitabile corredo di polemiche non solo politiche. Sembra certo che abbiamo abusato di cioccolata, antidepressivo naturale, nella forma di uova supercolorate avvolte in carte lucenti e plasticate che ancora fanno capolino nei contenitori della nettezza urbana. Cioccolata, tv e social network per i più che, rispettosi delle regole, hanno trascorso il lungo fine settimana prevalentemente tra le mura domestiche. La Via Crucis, celebrata a San Pietro da Papa Francesco, come la messa di Pasqua e la benedizione Urbi et Orbi (trasmesse da Rai1 ma anche da tv2000 e in streaming) hanno registrato un boom di ascolti. “Boom di ascolti” è il linguaggio dei comunicati stampa che riporto solo per riflettere sull’aderenza alla realtà senza filtri particolari o interpretazioni spesso inopportune di quanto veniva trasmesso, di cosa stava realmente accadendo in un luogo conosciuto da tutti. L’appello di papa Francesco all’internazionalizzazione dei vaccini, un messaggio forte e finora inascoltato.

Tutto il resto è noia… recitava una canzone un po' datata. Tranne, a proposito di musica, una chicca che compare su RAITRE tra le 20.20 e le 20.45 e che si intitola Via dei Matti numero 0. Ricordate Sergio Endrigo che cantava: “Era una casa molto carina senza finestre senza cucina, ma era bella, bella davvero In via dei matti numero zero…”? Ebbene in una scenografia calda e ben riuscita dove troneggia un pianoforte tra libri e tappeti il musicista Stefano Bollani e sua moglie Valentina Cenni suonano e cantano, un celebre ospite canoro a puntata, un clima serafico e appassionato al tempo stesso in cui la fa da padrone un amore: quello per la musica e anche la memoria. E qui veniamo alle idee. Quelle che mancano soprattutto a una Rai generalista che ha fior di mezzi e pochi autori o forse troppi autori senza idee che si assomigliano l’una all’altra, un calembour di “già visto” “già sentito” “già detto”. Prime serate che hanno la pretesa di essere show affidate a personaggi come se un nome da solo possa garantire ascolto e successo, senza un contorno, senza un filo conduttore. E che dire dell’ l’informazione? Se per lavoro o per necessità sei uno che segue i tg e contemporaneamente leggi uno o due giornali puoi indovinare una scaletta di un tg, passo passo, senza sorprese. La pandemia tranne rare eccezioni si è mangiata del tutto la politica estera, almeno quella degna di tale nome a meno che non sia ridotta a notizia di cronaca – vedi la nave incagliatasi nel canale di Suez - che i più senza l’aiuto di una cartina geografica non saprebbero dove collocare, o la penosa vicenda della “spia italiana”. Politica estera, del resto, da sempre molto randomica e mal spiegata anche prima della pandemia. Maratone della 7 e approfondimenti di Atlantide scansano l’informazione del servizio pubblico. Quello che i tg Rai non riescono a raccontare nonostante la mole di inviati va appaltato ai talk show. Zia Mara impazza con i suoi “amore mio” tra lacrimucce e scollature generose con i suoi ospiti per forza famosi che popolano tutte le reti pubbliche o private e che ruotano come in una giostra. A Sanremo di fatto vince Orietta Berti, nuovo idolo giovanile, da zia Mara se salti una decina di puntate puoi stare sicuro che non perdi la coppia Albano e Romina. Ballo, musica e giochi fanno ascolto e non soltanto in questi tempi cupi di orizzonti smarriti, funzionavano prima e vengono pompati adesso. RAIDUE sperimenta affidandosi a un nome di richiamo come quello di Simona Ventura, ma il suo Game of Games è decisamente demenziale. Tutti si muovono come assaliti da attacchi compulsivi rispondendo in modo veramente imbarazzante alle banali domande di cultura generale. Possibile che l’attrice di turno ospite “VIP” non abbia mai sentito nominare un anno bisestile? La leggerezza e l’ironia, compresa l’autoironia, sono evidentemente un dono non a tutti riservato. Lo sapeva bene Enrico Vaime che ci ha lasciati il 28 marzo. E’ morto dimenticato dai più (e se ne doleva) che poi lo hanno stracelebrato come l’autore della tv intelligente per antonomasia. Dov’è finita la satira, l’approfondimento ragionato senza urla e parolacce? Sì le parolacce, sul linguaggio sarebbero molte le parentesi da aprire ma ne riparleremo presto. Sdoganate dalla tv a qualunque ora impazzano nei social corredate da offese, denigrazioni, volgarità. E come se non ci bastassero le nostre rendiamo di uso comune anche quelle degli altri. Un nuovo fenomeno importato e sottolineato da Aurora Ramazzotti è il catcalling. Non preoccupatevi voi proprietari dei gatti non si tratta di voi, non avete fatto nulla di male neanche al vostro animaletto domestico. Il catcalling stigmatizza tutto ciò che sia fischio, apprezzamento sonoro, o sguardo corredato da gestacci che può offendere il genere femminile. Insomma, un figliastro del me too che ha fatto la sua comparsa, neanche a dirlo, schierando fazioni su opposti fronti. Qualche giorno fa ho visto una commedia italiana intitolata Genitori vs influencer incentrata sul rapporto tra genitori e figli sempre più dipendenti dai social. Michela Andreozzi, la regista, non ci prova neanche a sostenere le tesi degli uni o degli altri, lasciando aperti tutti gli interrogativi di un mondo in cui tutto continua a evolvere così velocemente, a partire proprio dal linguaggio, da lasciare indietro non solo i cosiddetti boomers. Ma la critica, la riflessione, il pensiero dove sono nascosti se non riescono a venir fuori neanche in quest’anno che ci ha costretto ad affrontare almeno un po' di silenzio interiore? Le risposte le lascio a voi ma se proprio avete il bisogno di sentir parlare in qualche modo d’amore in quest’epoca di abbracci e baci vietati ascoltate su you tube la lettera del comico Valerio Lundini scritta per la terza classificata a Miss Italia.


Danila Bonito

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