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Il Commento politico e le elezioni americane

Aggiornato il: ago 17

Mancano ancora quattro mesi alle elezioni presidenziali USA, ma i sondaggi mostrano l'ex vicepresidente Joe Biden in forte vantaggio sul Presidente Trump sia nei sondaggi nazionali che in quelli nei principali "battleground". Nonostante questo vantaggio, l’esito non può essere dato per scontato. Bisogna in primo luogo considerare  che il sistema elettorale americano non consente di tradurre sic et simpliciter il risultato in termini di voti nel risultato dell’elezione presidenziale.

Come è noto, l’elezione del Presidente avviene non sommando i voti ottenuti su tutto il territorio nazionale, bensì ottenendo la maggioranza dei voti dei 538 “grandi elettori” riuniti nell’assemblea dei delegati che vengono eletti, stato per stato in un numero pari alla somma dei senatori e dei deputati dello stato. Può quindi avvenire che un candidato ottenga larghe maggioranze in alcuni Stati e perda di misura in altri che hanno abbastanza “delegati” all’Assemblea da determinarne l’esito finale. Questo avvenne nel 2016.

È vero che il vantaggio di Hillary Clinton su Donald Trump a quattro mesi dalle elezioni era nettamente inferiore a quello che, oggi, i sondaggi assegnano a Joe Biden e che uno scarto così consistente dovrebbe assicurare a Biden la vittoria anche negli Stati cruciali, ma la campagna elettorale non è ancora entrata nel vivo. Dunque va registrato un primo elemento di prudenza.

Un secondo fattore, di cui i sondaggi, almeno per ora, non possono tener conto, è ilturnout elettorale, cioè il numero effettivo di coloro i quali andranno al voto. A questo proposito, bisogna tener conto che gli Stati Uniti non hanno una legge elettorale uguale per tutti gli Stati. Sono i singoli Stati, i loro governatori e i loro Attorney General, cioè i ministri della giustizia, a fissare le regole del voto. Negli Stati a predominio repubblicano possono essere usati vari artifici destinati a rendere più difficile il voto, specialmente per le minoranze che tendenzialmente sono orientate verso il voto democratico, ma possono più facilmente essere scoraggiate dall’esercitarlo. Un meccanismo tipico è quello di aumentare le polling stations, cioè i seggi elettorali, nelle zone in cui prevale l’elettorato repubblicano e ridurli drasticamente nelle aree dove si concentra il voto delle minoranze etniche. A titolo di esempio, nella città di Milwaukee (Wisconsin), con la giustificazione del coronavirus, nelle primarie i seggi elettorali furono ridotti  da 180 a 12!  Negli Stati “marginali” a controllo repubblicano si vedono già ora, e si potranno vedere, molti episodi di questo genere.

Pur con queste cautele i sondaggi più recenti sembrerebbero indicare una chiara tendenza favorevole a Biden. Fra i fattori che concorrono a questo andamento, i più rilevanti sembrano essere la gravità della crisi economica, la mancata gestione della pandemia e, in misura minore per ora, le proteste legate al Black Lives Matter. Questi elementi sembrano essere i motivi fondamentali dello spostamento dell’orientamento degli elettori indipendenti a favore dei democratici.

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Le elezioni americane avranno una importanza notevole sia per i problemi mondiali, sia in particolare per l’Europa. Il Commento Politico ha deciso di creare una pagina, che verrà aggiornata settimanalmente, dedicata alle elezioni americane. La pagina  farà il punto della situazione e fornirà i link ai principali istituti demoscopici americani. Oggi segnaliamo tre sondaggi del sito FiveThirtyEight, del New York Times e della sondaggista Rachel Bitecofer.


FiveThirtyEight è un sito molto accreditato che non effettua propri sondaggi, ma è specializzato nella aggregazione ponderata dei sondaggi dei vari istituti demoscopici. Le sue elaborazioni  indicano al 19 Luglio 2020 un vantaggio di Biden del 9.1% su Trump.

Un secondo sondaggio è quello condotto dal NewYork Times. Esso mostra Biden addirittura a +13% su Trump (Siena/NYT 23 Giugno 2020).

L’analista Rachel Bitecofer non ha ancora pubblicato una sua  previsione sulle elezioni presidenziali, ma si concentra sulle elezioni del Senato e della Camera dei Rappresentanti. Il modello indica una netta vittoria democratica alla Camera dei Rappresentanti ed anche una forte possibilità per i democratici di strappare tre seggi al senato e tornare alla parità con i Repubblicani (che darebbe al vicepresidente il voto decisivo).

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